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Dalla Spagna un interessante progetto di prevenzione del Gioco d’Azzardo Patologico

Dalla Spagna un interessante progetto di prevenzione del Gioco d’Azzardo Patologico

Postato lunedì ottobre 10, 2016 da Vinciamo il gioco

( a cura del dottor Stefano Oliva – psichiatra )

 

La quinta edizione del DSM (DSM-5, 2013, Manuale Statistico e Diagnostico delle Patologie Mentali) edito dall’APA (Associazione Psichiatrica Americana), a torto o a ragione considerata internazionalmente come una vera e propria  bibbia diagnostica, ha (finalmente) incluso il Gambling fra i comportamenti di Addiction (Dipendenze), essendo ormai numerose le prove scientifiche che dimostrano la capacità di alcuni comportamenti, come il giocare d’azzardo, nell’attivare il sistema delle ricompense encefalico con effetti similari a quelli determinati dalle sostanze voluttuarie, così come di produrre alcuni sintomi comportamentali che paiono comparabili a quelli prodotti dai Disturbi da Dipendenza da Sostanze.

Il gioco d’azzardo ha avuto in molti Paesi del mondo e anche in Italia, una rapidissima espansione dell’offerta sia qualitativa che quantitativa, divenendo un fenomeno sociale di massa, ad esempio negli ultimi anni gli italiani hanno speso più di 80 mld di euro l’anno nell’azzardo legale, più della metà dei quali nelle VLT (Slot Machine, Videopoker..).

Nonostante l’ampiezza del fenomeno e le evidenti implicazioni sui rischi che la società corre quando si sviluppano comportamenti di gioco patologici, i programmi di prevenzione sono ancora  insufficienti e inadeguati. Esiste invece una ricca e obiettiva letteratura scientifica che analizza le variabili che hanno una maggiore rilevanza nella genesi dei problemi gioco-correlati (Williams, West e Simpson, 2012).

Un recente lavoro spagnolo pubblicato sulla rivista Adicciones vol 28, nr3, 2016 e disponibile gratuitamente anche online (http://www.redalyc.org/pdf/2891/289145913007.pdf).

riassume efficacemente i principi basilari che sottendono la necessità di una regolamentazione del gioco d’azzardo e offre una dettagliata proposta di politica preventiva.

Gli autori (M. Choliz e J. Saiz-Ruiz, dell’Università di Valencia e Alcalà) affermano innanzitutto che la necessità di programmi per la prevenzione del gioco d’azzardo patologico si fonda sui seguenti motivi:

  1. Giocare d’azzardo è un’attività che può avere devastanti rischi sulla salute individuale e pubblica
  2. Giocare d’azzardo può avere serie conseguenze sia per il giocatore stesso che per la sua famiglia; in una importante percentuale di casi egli commette azioni illegali al fine di ottenere denaro per continuare a giocare (Granero et al, 2014)
  3. Così come in qualsiasi altro problema di salute e soprattutto nei disturbi di Dipendenza, la più efficace modalità di gestione del problema è quella di migliorare e incrementare i programmi di prevenzione (Dickson-Gillespie, Rugle, Rosenthal and Fong, 2008), ricordando che:
    1. Programmi preventivi possono essere generati da diverse istituzioni, anche se le politiche di gestione del gioco d’azzardo (iniziative governative volte a regolare il gioco) si sono rivelate le più efficaci nel contenere il fenomeno del gioco eccessivo (Williams, West e Simpson, 2012)
    2. Una volta che il problema di gioco patologico si è sviluppato, la persona diventa incapace di controllare il comportamento di gioco, che è a questo punto dominato dall’impulsività (Blanco, 2009).
    3. La prevenzione della dipendenza da gioco è incompatibile con la promozione del gioco eccessivo (Williams, 2014) e ciò spesso genera dei conflitti di interesse nelle politiche di governo, essendo il gioco una importante attività economica.

Le proposte di regolamentazione del gioco formulate dagli autori sono connesse a tre ambiti fondamentali:

  1. La regolamentazione delle strategie pubblicitarie e promozionali
  2. La regolamentazione delle opportunità di gioco e in particolare della disponibilità e accessibilità delle attività di gioco
  3. La regolamentazione delle caratteristiche strutturali delle attività di gioco stesse, con l’obiettivo di ridurre le potenzialità di generare addiction (dipendenza).

Le azioni specifiche correlate al primo punto sono motivate dall’evidenza che è necessario introdurre specifiche regolamentazioni nella pubblicizzazione dell’azzardo al fine di prevenire la comparsa dei disturbi derivati dallo stesso (Binde, 2014). In particolare sarebbe necessario imporre limiti di pubblicizzazione, circoscrivendo la promozione del gioco agli spazi ad esso dedicati, come casinò, sale bingo, sale scommesse e gambling websites. In via subordinata la pubblicità del gioco dovrebbe essere limitata sui media negli orari notturni (22.00 – 6.00).

 

Pubblicità e promozione

I contenuti pubblicitari inoltre, così come per l’alcol, non dovrebbero essere rivolti ai minori, né avere per protagonisti minori; il gioco non dovrebbe essere associato a successi carrieristici, né dare l’impressione che possa migliorare l’umore o aiutare a risolvere conflitti, problemi, stress; non dovrebbe essere incoraggiato il gioco sfrenato né il non giocare dovrebbe essere messo in cattiva luce.

Una delle variabili che sono correlate allo sviluppo del gioco eccessivo è rappresentato dalle distorsioni cognitive che tendono a far percepire le possibilità di vincita come superiori a quelle reali. Di conseguenza le tecniche promozionali non dovrebbero incoraggiare questi errori cognitivi. Alcuni elementi promozionali che dovrebbero essere banditi sono i welcome bonus, i big win prizes, le near miss.

 

Opportunità di gioco

Le opportunità di consumare gioco sono una delle più rilevanti variabili sia nello sviluppo dell’addiction che nel generare ricadute negli individui dipendenti (Marlatt e Gordon, 1989, 1985). Nel caso dell’azzardo le due principali variabili coinvolte sono la disponibilità di attività di gioco nell’ambiente circostante e l’accessibilità alle stesse per i giocatori.

Per quanto riguarda la disponibilità esiste una proporzionalità diretta fra presenza di occasioni di gioco e comparsa di casi di gioco patologico (Welte, Wieczorek, Barnes; Tidwell e Hoffman, 2004). Specifiche misure di regolamentazione rivolte al concetto di disponibilità potrebbero essere le seguenti:

  1. La presenza di attività di gioco d’azzardo dovrebbe essere limitata a luoghi specificatamente autorizzati e non in esercizi pubblici come bar o ristoranti.
  2. Le licenze specifiche per i locali di gioco dovrebbe essere limitata in funzione di criteri geografici e di popolazione e in ogni caso diminuita rispetto alle disponibilità attuali

 

Accessibilità

Relativamente alla accessibilità, cioè alla facilità con la quale si possono raggiungere le occasioni di gioco, questa è considerata una delle principali variabili che incidono sullo sviluppo di gioco problematico (Thomas, Sullivan, and Allen, 2008). Alcune delle misure che potrebbero essere proposte sono:

  1. Un Registro Generale di Interdizione al gioco (sia off- che on-line), che non consenta di accedere alle occasioni di gioco a coloro i quali risultino iscritti
  2. Necessità di provare la propria identità per accedere alle occasioni di gioco ad esempio inserendo una ID card elettronica in tutte le VLT e similari e necessitando di un sistema di identificazione credibile per i giochi online, come ad esempio una password ottenuta da un sistema di sorveglianza governativa sulle problematiche gioco correlate.

Qualsiasi regolamentazione delle attività di gioco d’azzardo volte alla prevenzione delle problematiche gioco correlate dovrebbe pragmaticamente essere rivolta verso quelli che risultano essere i rischi più significativi, come quelle attività che hanno elevata rapidità di gioco e di rinforzo della ripetizione dello stesso (Parke e Griffith, 2007; Welte, Barnes, Wieczorek, Tidwell e Hoffman, 2007), così come di immediata risposta nell’esito della puntata (Choliz, 2010). I giochi elettronici e le EGM (Electronic Gaming Machines) rappresentano i giochi più rischiosi per lo sviluppo di una dipendenza (Brooks, Ellis, Lewis, 2008), e conseguentemente la loro regolamentazione è di particolare rilevanza.

lnoltre altri fattori condizionano il rischio dipendenza, come la forma di pagamento (cash o con carte di credito), la localizzazione dei punti di gioco, la possibilità di assumere altre sostanze (alcol, tabacco, ecc). Senza alcun dubbio, però, uno dei principali fattori che possono incoraggiare comportamenti problematici di gioco è l’utilizzo di internet come strumento per giocare d’azzardo (Petry, 2006), a causa della facile disponibilità, accessibilità, immediatezza e rapidità nelle giocate (Griffith, 2003). Coloro i quali usano prevalentemente questa modalità di gioco hanno una maggiore possibilità di avere problemi con l’azzardo (Wood e Williams, 2009) e ciò implica che la regolamentazione del gioco online sia una delle necessità più significative per proteggere gli individui più vulnerabili (in particolare i minori).

Vengono infine presentate alcune misure generali di prevenzione, come la limitazione delle perdite (pre-commitment). Tale limitazione ha mostrato la sua efficacia preventiva sia nella prevenzione dell’addiction che nella promozione del gioco responsabile (Bernhard, Lucas e Jang, 2006; Griffith, 2012). L’obiettivo è quello di impedire al giocatore di perdere più di quanto preventivato come cifra massima. Controlli sulle somme potrebbero avvenire attraverso smartcard e potrebbero essere intesi come somme fissate di massima perdita su qualsiasi forma di gioco (giornaliera, settimanale o mensile), stabilite dalla Regolamentazione Generale sui Giochi. inoltre una perdita massima potrebbe essere fissata per alcuni specifici giochi (esempio VLT), con cifre minori rispetto a quelle consentite dalla Regolamentazione Generale.

Una Intelligent Gambling Card (IGC) potrebbe essere lo strumento di accesso al gioco. Sarebbe una smartcard che raccoglierebbe le principali informazioni circa le attività di gioco, al fine di prevenire spese eccessive. Dovrebbe contenere i principali dati personali e gioco-correlati (frequenza di gioco, di spesa, perdite, ecc). Dovrebbe essere una carta emessa dalle autorità governative, personale e non cedibile. Dovrebbe poter registrare tutte le attività di gioco in modo da poter consentire una limitazione delle perdite così come più sopra presentata. Al fine di ottenere la Carta la persona dovrebbe registrarsi presso un ufficio pubblico addetto e provare la propria identità ed essa dovrebbe essere periodicamente rinnovata. Una volta raggiunto il limite prefissato di gioco, la carta dovrebbe impedire di giocare ulteriormente.

Altre misure specifiche potrebbero essere:

  1. Ritardo nella ricompensa nei giochi elettronici, gratta e vinci, giochi dei casinò. E’ utile ritardare il tempo fra l’effettuazione della puntata e il risultato della stessa o fra l’esito e la riscossione della vincita.
  2. Ridurre il ciclo temporale delle puntate al fine di diminuire l’assorbimento nel gioco, come ad esempio:
    1. Impedire le live betting. Le puntate dovrebbero essere chiuse prima che il gioco inizi..
    2. Consentire solo puntate uniche nel caso di giochi online, impedendo combinazioni o sistemi di scommesse
    3. Impedire di giocare a più tavoli di poker online, anche per scoraggiare modalità di gioco che avvantaggerebbero i giocatori professionisti a discapito dei più ingenui giocatori occasionali.
    4. Limitare i grandi montepremi.

Concludendo, le politiche sul gioco d’azzardo sono la base su cui si fondano il resto delle misure di prevenzione (Williams, West e Simpson, 2012). Alcune delle misure di regolamentazione, come la disponibilità e la accessibilità, hanno una documentata e stretta correlazione con l’emergenza di problematiche gioco correlate (Grun e McKeigue, 2000; Pearce et al, 2008; Werte et al, 2004), mentre altre misure sarebbero ragionevolmente efficaci nel contenimento del problema, sia in termini di prevenzione primaria che nei confronti di coloro che già hanno sviluppato il problema (prevenzione secondaria e terziaria). Successivamente alla messa in opera di tali  misure si renderebbe necessario l’applicazione di un metodo di verifica dell’efficacia reale e una periodica ridiscussione e revisione delle metodiche preventive.

 

Autore: Stefano Oiliva

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